Il Sistema Metabolico Bruni (BMS) è il risultato di oltre 10 anni di studi in nutrizione funzionale, nutrigenetica e cronobiologia.
L'incontro e la sintesi di questi tre importanti settori della nutrizione e della biologia, si fondono in BMS, in maniera estremamente efficace e pratica.
BMS vede la luce nel 2018 grazie alla stretta collaborazione tra il Dott. Bruni, nutrizionista ed il Dott. Renzi, esperto informatico.
I radicali liberi sono molecole o atomi particolarmente reattivi che contengono almeno un elettrone spaiato nel loro orbitale più esterno. Se ne parla spesso, soprattutto associandoli all’invecchiamento precoce, perché possono esercitare gravi effetti nocivi sulla salute.
I radicali liberi innescano un processo di ossidazione a catena che può e deve essere contrastato. La produzione di radicali liberi in effetti è fisiologica: ogni giorno produciamo infatti radicali liberi che il nostro organismo riesce però a neutralizzare, modulare e tenere sotto controllo attraverso degli enzimi che chiamiamo antiossidanti. Possiamo immaginare una sorta di battaglia quotidiana tra radicali liberi e antiossidanti!
Quali sono i fattori che fanno aumentare i radicali liberi?
Quando la nostra alimentazione non è adeguata o siamo esposti a una quantità eccessiva di inquinanti, iniziamo a produrre una quantità eccessiva di radicali liberi.
Anche una persona sottoposta a uno stress prolungato inizia a produrre più radicali liberi. In questo caso è facile, che in ragione stessa dello stress, sia compromesso il sonno e quindi quella fondamentale azione detossificante e di smaltimento dei radicali liberi che avviene proprio di notte: non possiamo dimenticare che la melatonina, fortissimo antiossidante, si produce proprio se abbiamo una buona qualità del sonno.
Del resto pure lo sportivo che pratica costantemente attività fisica di medio-alto livello, produce una quantità notevole di radicali liberi e può andare incontro con elevata probabilità a fattori di infiammazione sistemica e di invecchiamento precoce. I centenari – notare - non sono mai stati grandi atleti! Questo non deve affatto sconsigliare l’attività sportiva, deve se mai puntare l’attenzione sulla sua corretta entità e suggerire, agli sportivi professionisti, l’integrazione con antiossidanti specifici in base alla tipologia di sport.
Analogamente assistiamo a un incremento di produzione di radicali liberi nei diabetici o quando siamo in presenza di soggetti con psoriasi, artrite reumatoide, malattie cardiache e polmonari.
Se non riusciamo a tamponare il potere devastante dei radicali liberi, lo stress ossidativo sale e loro procurano danni di varia natura al nostro stato di salute:
diabete mellito
tumori
malattie cardio-vascolari
malattie autoimmuni
broncopneumopatia cronica ostruttiva
malattie degenerative della pelle
In sostanza è fondamentale tenere a bada i radicali liberi. In condizioni ottimali di salute abbiamo sufficienti antiossidanti per esercitare quest’opera di contenimento, altrimenti incorriamo in patologie e acceleriamo l’invecchiamento. Ecco perché, in antitesi, si associano gli antiossidanti alla longevità.
Faccio il piccolo ma lampante esempio della vitamina C che assumiamo come supporto antiossidante per proteggerci dagli agenti virali.
Possiamo conoscere e misurare con un test lo STRESS OSSIDATIVO ovvero l’equilibrio o l’alterazione dell’equilibrio tra produzione e smaltimento di radicali liberi. Insomma una specie di bilancia tra due parametri: radicali liberi nel sangue e potere antiossidante del sangue stesso.
Come può illuminarci in proposito il test genetico?
In questo ambito ancora più rilevanza ha il TEST GENETICO che permette di individuare quei geni che esprimono gli enzimi antiossidanti o gli enzimi in grado di eliminare i radicali liberi. Se il test genetico rivela una carenza, un’adeguata alimentazione e integrazione può migliorare le nostre condizioni e l’azione di contrasto ai radicali liberi e quindi scongiurare i danni da stress ossidativo.
È necessario insomma dare al tema dei radicali liberi speciale rilevanza perché lo stress ossidativo è un nemico subdolo, non da sintomi e quindi si calcola raramente, ma può causare danni molto seri.
Scrivi commento (0 Commenti)La pasta, come la pizza, appartiene a pieno titolo alla nostra tradizione a tavola, è infatti sicuramente un elemento caratterizzante della cucina italiana.
La buona notizia è che nel BMS, Sistema Metabolico Bruni, non è assolutamente demonizzata. La pasta, anzi è un elemento che deve essere presente in una sana nutrizione personalizzata.
Usciamo completamente dai luoghi comuni dei cibi che fanno ingrassare o dimagrire, tout court, perché dal punto di vista scientifico ciò che bisogna realmente considerare sono le condizioni cliniche della persona, quando e come l’alimento viene assunto e le sue combinazioni con altri alimenti.
Questo vale per tutti i nutrienti, non solo per la pasta.
Ribadisco sempre che non ci sono cibi buoni e cibi cattivi, ci sono soltanto cibi adeguati o non adeguati a una situazione fisiologica, clinica, metabolica, ormonale.
Questa premessa è necessaria perché la pasta è spesso nel mirino delle diete. Chi si confronta con il sovrappeso sacrifica innanzi tutto il suo appuntamento con quello che con molta probabilità è uno dei suoi piatti preferiti.
La pasta invece è un alimento molto utile al nostro organismo in precise condizioni ovvero è un alimento da non escludere affatto a priori ma da contestualizzare nel quadro di salute personale.
Questo vuol dire:
-considerare le condizioni cliniche di partenza
-capire quando consumarla
-tenere ben presenti le combinazioni alimentari (proprio la pasta pone ad esempio subito in evidenza i condimenti che spesso influiscono sui processi digestivi) in relazione agli obiettivi funzionali e metabolici che vogliamo ottenere.
La pasta è un alimento ricco di carboidrati e degli aminoacidi triptofano e lisina. Il triptofano è un precursore della serotonina cioè quel neurotrasmettitore utile a innescare una serie di meccanismi che svolgono un’importante azione di induzione del sonno e, insieme al potassio, un’azione miorilassante.
Questo cosa può immediatamente suggerire? Che se la pasta, tra le sue proprietà, esercita pure una buona azione soporifera e di sedazione del sistema nervoso, è un alimento estremamente interessante per la cena se ho una condizione di partenza di insonnia, nervosismo, ipereccitabilità.
È bene però precisare che bisogna prestare attenzione sempre a come è composta la cena complessivamente, quindi anche in proteine e verdure, onde evitare di annullare il potenziale terapeutico della pasta.
Non è escluso d’altra parte che una discreta (per evitare la sonnolenza postprandiale) quota di pasta possa essere consumata anche a pranzo, associata a un apporto di proteine, di ortaggi crudi che favoriscono i processi digestivi e di frutta nei casi in cui questa è opportuna.
La scelta negativa, se mai, è l’eccesso quotidiano: non è un piatto di pasta a farci ingrassare ma il carico di carboidrati che facciamo mangiando magari brioche a colazione, pasta a pranzo e biscotti a merenda.
Quello che dobbiamo chiarire è insomma riassumibile in termini chiari:
solo se sbilancio l’alimentazione verso una dieta eccessivamente ricca di carboidrati, la pasta può essere “incriminata” perché
peggiora l’assetto glicemico, la resistenza insulinica,
l’imbibizione tessutale (tendenza a trattenere i liquidi).
L’approccio nutrizionale deve invece essere affinato, gestendo, riducendo o escludendo la pasta, nel caso di una situazione clinica alterata per iperglicemia, insulino-resistenza e disturbi dell’andamento glicemico. Sono ipotesi delicate che vanno ad innescare attente valutazioni specifiche ma, ove non siamo in presenza di queste condizioni, la pasta non è preclusa, deve soltanto essere assunta nelle modalità e nei tempi corretti.
È importante ricordare che è da mantenere l’ottima usanza della cottura al dente in quanto così è meno ricca di acqua. Viceversa, l’abbondanza di acqua trattenuta da una pasta “scotta” diluisce i succhi gastrici e rallenta quindi la digestione. Eccellente dunque ripassare la pasta colata in padella, esattamente come mostrano i cuochi, in quanto viene a perdere ulteriormente acqua.
Scrivi commento (0 Commenti)Pesare il cibo e vivere lo stress quotidiano delle calorie non è il miglior viatico per una buona salute psico-fisica.
Non è affatto un caso che tantissime persone registrino amaramente una serie di insuccessi con le diete dimagranti. Passata la carica iniziale perdono la voglia e la forza di proseguire o, una volta toccato faticosamente il numero agognato sulla bilancia, riprendono ad abbuffarsi voracemente mandando all’aria ogni sforzo.
Del resto il vero obiettivo del benessere non può essere raggiunto da un simile approccio. Una reale
Invece di fare immani sacrifici, stringere i denti e rincorrere tristemente un numero, quello di cui abbiamo bisogno è trovare e mantenere il miglior stato di salute possibile.
Il tasso di obesità nel nostro Paese sembra quasi impossibile a fronte del numero di diete “miracolose” e del bombardamento mediatico che ci impone l’idillio con il peso ideale eppure dimostrano una scarsa conoscenza delle dinamiche nutrizionali e una pericolosa diffusione di abitudini alimentari scorrette.
Il Sistema Metabolico Bruni, per brevità BMS, è stato pensato per dare risposte concrete, efficaci, percorribili e personalizzate. Anni di ricerca, di studio e di pratica che hanno dato risultati straordinari. Senza pesare. Si tratta di un modello fondato sulla nutraceutica, sulla cronobiologia, sulla nutrigenetica: un modello scientifico costruito sulla singola persona.
Una nutrizione funzionale al benessere, una nutrizione valutata per il paziente in base alla sua storia clinica, al suo stile di vita, alle sue abitudini alimentari. Il BMS individua, in maniera personalizzata, cosa mangiare e in quali momenti della giornata e come sfruttare il potere terapeutico delle combinazioni alimentari. Non c’è una bilancia a porre le distanze dal cibo e a tormentare il pranzo e la cena, c’è un percorso nutrizionale individuale che segue i bisogni, i cambiamenti ormonali e metabolici della singola persona ed è ispirato a condizioni di salute ottimali.
L’innovazione del paziente conscio, partecipe e attivo conoscitore di sé, del proprio corpo e dei meccanismi che ne regolano il benessere, lo libera dai cattivi regimi alimentari e dagli estremi rimedi, ne migliora le condizioni complessive e fa autentica prevenzione.
Sentirsi in forma è un fatto fisico e mentale. Un positivo percorso di riavvicinamento al cibo come fonte di nutrizione, salute e piacere è una svolta decisiva. Se la dieta è percepita e vissuta da sempre come un incubo, un’alimentazione studiata sulle reali esigenze metaboliche del paziente è un sogno diventato realtà.
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